Climb For Life
Presso la palestra potrai trovare le magliette ADMO Climb for life. Una proposta di Pietro Dal Prà e Giovanni Spitale per contribuire alla sensibilizzazione sul tema della donazione di midollo osseo a sostegno dell'ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo).
Contribuisci a salvare delle vite! Con un'offerta minima di cinque euro, prendi ed indossa la maglietta "ADMO, Climbing for life". Contribuirai così alla diffusione e alla sensibilizzazione sul tema della donazione di midollo osseo. Più arrampicatori vestiranno questa maglietta, più donatori ci saranno nei prossimi anni, e più gente si salverà da malattie che possono essere curate solo con il trapianto di midollo osseo.
| Maggio 2009. Una sera a Bassano presento la mia attività alpinistica e parlo del perché vado in montagna. Fondamentalmente ci vado per un bisogno di umanità. Una sete di vita. In questa occasione conosco Giovanni, un simpatico ventiduenne che è in attesa di donazione di midollo osseo. Mi scopro totalmente ignorante in materia, e interessandomi arrivo a sfiorare un altro mondo, non quello delle montagne, un mondo in cui non si va ricercare a umanità e vita per volare alti, ma per sopravvivere. Da subito mi vergogno della mia ignoranza. Quasi mi arrabbio con me stesso e con il mondo di non aver mai saputo niente di quel popolato mondo di persone che vivono nella speranza di trovare un donatore compatibile. Mi stupisco enormemente di quanto facile sia diventare potenziale donatore di vita. Un’ora. Forse meno. Dipende da dove si vive e da quanto traffico c’è per andare in ospedale a fare un normale esame del sangue. Un’ora. Per diventare un numero che sarà inserito in una enorme banca dati mondiale. Un contenitore a cui molti in attesa di trapianto guardano con speranza. Una scatola di numeri, sempre troppo piccola. Assurdamente piccola. Perché per ingrandirla ci vuole un’ora della propria vita. Il tempo di un aperitivo, di una navigata in internet, di una pennica dopo pranzo, di due telegiornali, di una telefonata, forse meno di quanto molti spendono ogni giorno a scrivere sms. Andiamo tutti di fretta e queste cose le facciamo tutte. Ma quell’ora da spendere per andare a farsi tirare fuori un po’ di sangue e buttare il proprio numero nella scatola della vita l’hanno trovata solo trecentosettantamila persone in Italia. Undici milioni nel mondo. La scatola dei numeri della vita è scandalosamente poco rifornita. Società moderna. Un lamento continuo sulla spersonalizzazione dell’individuo. Sull’egoismo, la mancanza di senso, l’apatia, le frustrazioni. Il troppo ha svilito l’essenziale. Il benefico essenziale. E allora, considerazione egoistica: ma impiegare un’ora per mettere il proprio numerino nella scatola della vita, dà solo più speranza di sopravvivere a qualcuno o dà anche a chi lo fa la possibilità di riconoscersi dentro un senso dell’essere al mondo? È meno nobile sentirsi orgogliosi in quanto potenzialmente donatori di vita che pensare al dolore di chi sta attendendo (al momento con possibilità remote vista la piccolezza della scatola della vita) un trapianto? Non perdiamoci in inutili elucubrazioni, anche perché i due aspetti non sono disgiungibili. Andrò a farmi questo prelievo e diventerò un numero nella scatola della vita perché, ora che so, non ho scelta. Perché di ore inutili ne ho buttate, ne butto e ne butterò. E un’ora così concretamente utile non si può non vivere. Forse, e le possibilità sono remote, qualcuno nel mondo avrà la vita da questa mia ora e da questo mio gesto. Ciò che invece è sicuro….è che starò meglio io. Pietro Dal Pra Per approfondire il tema Donazione vai su www.admo.it |


